Dal 3 novembre 2023 al 11 febbraio 2024, OGR presenta Metronome, prima personale in un’istituzione italiana dell’artista statunitense Sarah Sze (Boston, 1969), a cura di Samuele Piazza, Senior Curator OGR. La mostra presenta una nuova opera co-commissionata e co-prodotta dall’istituzione insieme ad Artangel – Londra e ARoS – Aarhus Art Museum e il supporto della Victoria Miro Gallery.
L’installazione restituisce tutta la complessità della poetica dell’artista che dalla fine degli anni Novanta ha sviluppato un linguaggio visivo capace di sfidare la staticità della scultura e di rappresentare l’esplosione di informazioni che caratterizza il nostro presente.
Il lavoro della Sze sembra navigare e rimodellare l’incessante flusso di informazioni della vita contemporanea attraverso costellazioni di oggetti e proliferazione di immagini. Sze rielabora la mole di narrazioni visive che immagazziniamo quotidianamente, da riviste, televisione, smartphone, cyberspazio e mondo reale; la sua pratica evoca il processo generativo della creazione di immagini in un mondo in cui il consumo e la produzione sono sempre più interdipendenti e in cui, in un continuum, la scultura dà origine alle immagini e le immagini alla scultura.
Running from November 3, 2023, to February 11, 2024, Metronome, marks the debut solo exhibition in an Italian institution by American artist Sarah Sze (Boston, 1969). Curated by Samuele Piazza, Senior Curator at OGR, this exhibition features a new work co-commissioned and co-produced by OGR, Artangel – London, ARoS – Aarhus Art Museum, and with the support of Victoria Miro Gallery.
The installation restores all the complexity of Sze’s artistic poetics, developed since the late 1990s, which challenges the static nature of sculpture and mirrors the information explosion defining our contemporary world.
Sze’s work seems to navigate and reshape the relentless of contemporary life’s visual stimuli, drawing from constellations of objects and the proliferation of images. Sze reworks the mass of visual narratives we store daily, from magazines, television, smartphones, cyberspace, and the tangible world; her practice evokes the generative process of image-making in a world where consumption and production are increasingly interdependent, and where, in a continuum, sculpture gives rise to images and images to sculpture.






