Giorgio Persano è lieto di presentare Seeing, Touching, Imbibing (“Vedere, Toccare, Assorbire”), mostra personale di Taus Makhacheva. L’esposizione esplora la dimensione visiva e corporea delle immagini mentre vengono plasmate e rimodellate dalla storia.
Il cuore della mostra è il film ЦI умихъ (Tsumikh – che in lingua avara significa “Dall’Aquila”) (2023), che esplora la complessa stratificazione di storia, memoria e commemorazione. Con una coreografia che alterna autobiografia, documentario e performance, Makhacheva esamina la vita e l’eredità culturale di suo nonno, il celebre poeta avaro Rasul Gamzatov. Il film mette a confronto le commemorazioni ufficiali di Gamzatov, i ricordi personali dell’artista e la sua percezione nell’immaginario collettivo odierno. Makhacheva appare nel film, cimentandosi nell’impossibile compito di interpretare suo nonno. Il suo personaggio è presentato attraverso una serie di incontri in cui un ensemble di personaggi – tra i quali degli addetti all’arte, un autista di furgoni, una direttrice museale e dei funzionari statali – rivendica la conoscenza del poeta. Attraverso una messa in scena cinematografica dei busti scultorei di Gamzatov, delle storie orali e dei documenti d’archivio, l’artista rivela le discrepanze tra la memoria pubblica e quella privata, dove vari cimeli vengono ripetutamente costruiti e decostruiti.
Il secondo film presentato in galleria, Ясалъул яс (Yasalul yas – in lingua avara “La Figlia della Figlia di”) (2024), è incentrato su una scultura in cemento che raffigura tre generazioni della famiglia dell’artista. All’interno si trova il busto del bisnonno, Gamzat Tsadasa, studioso islamico e scrittore appartenente alla prima generazione di personaggi pubblici del Daghestan a essere immortalati in bronzo; a racchiuderlo vi è un busto in gesso del nonno, Rasul Gamzatov. Queste due sculture sono a loro volta contenute in un blocco di cemento le cui proporzioni corrispondono alla testa e alle spalle della madre dell’artista, Patimat Gamzatova. Per Makhacheva, questo atto di stratificazione prende origine da una frase udita durante una presentazione: “Расулил ясалъул яс” (Rasulil yasalul yas , in lingua avara “la figlia della figlia di Rasul”). Questa sovrapposizione è allo stesso tempo una consacrazione e un occultamento, una conservazione e una cancellazione, un ricordo e un rifiuto, rivelando come le storie vengano scolpite, modellate e monumentalizzate.
Una serie di fotografie e oggetti documenta e decostruisce ulteriormente questo tema centrale. The Making of (2024) svela la composizione della scultura, mentre 42.6729165, 47.7314644 (2023) prende il nome dalle coordinate dell’installazione, tracciando gli spostamenti del lavoro. Inizialmente creata come oggetto di ancoraggio nel suo film, l’ opera termina il suo viaggio collocandosi nel paesaggio del Daghestan e trasformandosi in un monumento privato.
La mostra invita i visitatori a esaminare l’architettura della memoria: attraversando lo spazio dell’intimità e delle relazioni, l’artista cerca di recuperare l’immagine del nonno e poeta, sottraendolo alla strumentalizzazione da parte di alcune narrazioni politiche. Makhacheva analizza come si costruiscono le storie e cosa nascondono i monumenti, ponendo una domanda cruciale che risuona in ogni opera: chi ha veramente il diritto di plasmare la storia, e come questa vive, respira e si trasforma nelle mani degli altri?
Giorgio Persano is pleased to present Seeing, Touching, Imbibing, a solo exhibition by Taus Makhacheva. The exhibition explores the visual and corporeal life of images as they get cast and recast in history.
At the heart of the exhibition is the film ЦI умихъ (Tsumikh – Avar for “At the Eagle’s”, 2023), which explores the complex layering of history, memory and memorialisation. Choreographing between autobiography, documentary and performance, Makhacheva examines the life and afterlife of her grandfather, the celebrated Avar poet Rasul Gamzatov. The film juxtaposes official commemorations of Gamzatov, the artist’s personal recollections, and his image in public memory today. Makhacheva features herself in the film, rehearsing the impossible task of being cast as her grandfather. Her character is presented through a series of encounters where an ensemble of figures — from art handlers and a van driver to a museum director and state officials — lays claim to the poet. Through a cinematic staging of Gamzatov’s sculptural busts, oral histories and archival records, the artist reveals the discrepancies between public and private remembrance of the poet, where various memorabilia is repeatedly constructed and deconstructed.
The second film presented in the exhibition, Ясалъул яс (Yasalul yas – Avar for “The Daughter of the Daughter of”, 2024), focuses on a concrete sculpture that captures three generations of the artist’s family. At its core is a bust of the artist’s great-grandfather, Gamzat Tsadasa, an Islamic scholar and writer who belonged to the first generation of public figures in Dagestan to be memorialised in bronze. Encasing it is a plaster bust of her grandfather, Rasul Gamzatov. These two busts are further encased within a concrete block whose proportions match the head and shoulders of the artist’s mother, Patimat Gamzatova. For Makhacheva, this act of layering histories arises from a phrase she once heard when being introduced to someone: “Расулил ясалъул яс” (Rasulil yasalul yas, Avar for “the daughter of the daughter of Rasul”). This layering is at once an enshrinement and a concealment; a preservation and an erasure; a remembrance and a refusal: showing how histories are sculpted, moulded and monumentalised.
A series of photographs and objects further documents and deconstructs this central motif. The Making of (2024) unfolds sculpture’s composition, and 42.6729165, 47.7314644 (2023) is named after the installation’s coordinates, tracing the sculpture’s journey. Initially created as an anchoring object in her film, the work completes its travel by being placed in the Dagestani landscape, transforming into a private monument.
The exhibition invites visitors to examine the architecture of memory. Traversing the space of intimacy and relations, the artist attempts to reclaim the image of her grandfather and poet from its instrumentalisation by larger political narratives. Makhacheva dissects how histories are built and what monuments conceal, posing a crucial question that resonates through each piece: who truly has the right to shape history, and how does it live, breathe, and transform in the hands of others?






